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Terrasini Terrasini Terrasini
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Mense di San Giuseppe Terrasini
Terrasini Terrasini
Le mense di San Giuseppe
di Adriano Catalfio

Le "Cene"

Una manifestazione della devozione popolare verso il santo è costituita dalla «Cena di San Giuseppe», una festa diffusa in tutta la Sicilia, che ha conservato intatto il rituale a Terrasini e nei paesi vicini, anche se oggi v’è la tendenza ad utilizzare queste manifestazioni della devozione popolare in chiave turistica.
La cena nasce da una promessa, conseguente ad una grazia ricevuta o espressione della devozione verso il Santo.
Con la promessa si articola la struttura della festa futura.
Si sceglie il numero degli invitati, tre, cinque, dieci, fino ad un massimo di tredici che raffigurano i dodici apostoli e Gesù riuniti nell’ultima cena e le persone degl’invitati che non sono strettamente legate alle figure degli apostoli, ma possono spaziare nell’ambito dei santi venerati da colui che organizza la cena, ad esempio, si possono invitare i genitori di Maria (Anna e Gioacchino secondo gli apocrifi), S.Rosalia, ecc.
Un’altra scelta viene fatta decidendo se l’onere delle spese debba essere affrontato singolarmente o diviso con i vicini consenzienti. In tal caso si ripartiscono le spese o si stabilisce ciò che ogni partecipante deve fornire, restando al devoto l’impegno della prummisioni. Si stabilisce, infine, quanti giorni prima della festa deve essere preparala la tavola.
Il numero dei giorni è deciso liberamente dal proponente, anche se il periodo di nove giorni è quello più ricorrente.
Si prepara, dunque, la tavola che deve essere rotonda. Sulla tavola si stende una candida tovaglia di lino e tutto l’occorrente per la cena, scelto tra il vasellame migliore della famiglia.
Davanti ad ogni piatto un pane, un’arancia, un cedro.
Sulla tavola vengono esibiti all’ammirazione dei presenti i migliori pezzi posseduti dalla famiglia: lumi, vasi, campane di vetro contenenti le statuine della Sacra Famiglia, candelabri, ninnoli vari.
Nella stanza viene addossato alla parete un altro tavolo, ove a suo tempo verrà posto il pane di San Giuseppe e la frutta da offrire al termine della cena ai poveri ed ai presenti. Una volta ultimata la tavola hanno inizio le visite serali dei vicini per ammirare a tavola cunzata e recitare il rosario.
Questo periodo termina la vigilia del 19 con una luminaria dedicata al Santo affinché egli possa riscaldarsi le stanche membra.
E un cumulo di legna da ardere, vecchie sedie, cassette, rottami di barelle in disuso che viene bruciato in un’atmosfera di allegria, di festosità, di grida, corse, salti di bambini eccitati dalla alta, calda e luminosa “vampa”.

Terrasini Mensa di San Giuseppe a Terrasini
Terrasini Terrasini
Il giorno di San Giuseppe
L’alba del giorno stabilito vede più all’opera la famiglia dell’offerente ed i vicini. Si lavora alacremente affinché tutto sia pronto, dal pane odoroso e croccante ai cibi saporiti ed abbondanti, dalla frutta fuori tempo conservata con cura, ai dolci squisiti ed invitanti.
É in ballo il prestigio della famiglia e del vicinato.
All’ora stabilita giungono gli invitati e la stanza si riempie di spettatori attenti e partecipi.
I poveri vengon fatti sedere a tavola e da quel momento finché durerà la cena verranno chiamati “Santi”: nei posti centrali Gesù, San Giuseppe e la Madonna.
Gesù è impersonato da un bambino che veste una tunichetta bianca, stretta alla vita da una fascia rossa. Giuseppe e Maria, generalmente, indossano abiti comuni come gli altri invitati. Soltanto Giuseppe, tiene in mano il bastone fiorito d’odorose fresie.
Ha inizio la cerimonia che è preceduta dalla benedizione del pane fatta dal prete. La sapiente regia di un’anziana donna, che conserva memoria delle preghiere e del rito, guida lo sviluppo della festa.
La Sacra Famiglia esce dalla stanza e si pone all’esterno della porta di casa; all’interno, in ginocchio, con una candela accesa alle spalle, i padroni di casa.
Tre volte bussano i pellegrini, rievocando così le difficoltà incontrate a Betlemme nella ricerca di un “albergo”. Le porte della casa si spalancano ed i tre pellegrini vengono accolti con grida di gioia: «Viva lu patriarca S.Giuseppi!!!».
Ha inizio, quindi, la cerimonia della lavanda dei piedi.
I due padroni di casa lavano i piedi e le mani dei tre componenti la Sacra Famiglia. Si usa acqua profumata con fiori di stagione.
I piedi e le mani vengono asciugati con un candido asciugamano di lino e, finalmente, dopo la benedizione impartita da Gesù al cibo ed ai presenti, ha inizio il banchetto.

Quadri votivi raffiguranti il Santo Terrasini
Terrasini Terrasini

Il cibo
Il pane è l’alimento principale della cena. Viene impastato in modo che venga ben cotto e croccante. Di forma e di peso variabile, col segno della croce inciso, viene ordinato in grandi quantità affinché si possa distribuire ai presenti. Soltanto i tre componenti la Sacra Famiglia hanno diritto a pane di diverso peso (due chilogrammi o più) e di diversa forma: San Giuseppe riceve un lungo pane a forma di bastone, la Madonna un pane a forma di Palma (simbolo di verginità, come recita il verso siciliano «Ti mariti cu la palma e la curana»), mentre a Gesù viene dato un cucciddatu , un grosso pane a forma di ciambella.
Gli altri cibi, che non devono mancare sulla tavola, sono l’arancia e il cedro. Il resto è frutto di libera scelta e riflette la generosità o la devozione dell’offerente: pasta, carne, pesce, frutta, dolci, fave, legumi (frequente è la preparazione della pasta di S. Giaseppi, composta di tagliarmi, di ogni sorta di legumi e di tante verdure: sedano, indivia, finocchio, borragine, ecc.
Tutti i presenti sono invitati ad assaggiare i cibi della tavola, a tastari la divuzioni perché le pietanze sono state benedette.
Durante la cena Gesù si alza tre volte per benedire: all’inizio, durante ed alla fine del pasto.

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